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R.R.

Monologo

60 min

di e con Marco Duse
regia e drammaturgia Gianmarco Busetto
liberamente tratto da Processo a Rolandina
di Marco Salvador (ed. Fernandel)
costumi Susanna Avanzi, Elisabetta Piva
assistenza tecnica Marco De Rossi
produzione Farmacia Zooè, 2021

R.R. è uno spettacolo di spiccato spessore, sensibilità e poesia, fatto di quadri e inquadrature che parlano e toccano lo spettatore, scosso da tanta beltà di immagine. Un capolavoro tra i più apprezzabili nel panorama teatrale.
Federica Sarti, Il Foyer (ilfoyer.it)

Strugge la storia di Rolandina Roncaglia, ai più sconosciuta. Struggono le parole, i movimenti e le musiche. E il tutto passa dalle proiezioni di una videocamera, a inquadrare i particolari, a inquadrare la purezza dell’amore e il sangue che lo sporca, fino a ucciderlo.
Marianna Zito, Modulazioni temporali (modulazionitemporali.it)

R.R. ci trascina per le calli di una Venezia resa bigotta dalla peste. La messa in scena, delicata e struggente, racconta una storia sull’ipocrisia del potere che protegge se stesso, sulla complessità dell’identità di genere, sul bigottismo imperante. Un teatro che emoziona.
Alessia de Antoniis, Globalist (globalist.it)

Marco Duse interpreta con delicatezza il racconto portando il pubblico a identificarsi con la protagonista. Riprese e proiezioni dal vivo, secondo l’estetica ormai consolidata di Farmacia Zooè, amplificano le potenzialità della messa in scena e condensano nell’immagine di una rosa ingigantita sul fondale la bellezza, la forza e la fatale fragilità di Rolandina Roncaglia.
Fernando Marchiori, critico e storico del teatro

“Dimmi che mi ami per i miei occhi soltanto…”

R.R. racconta la storia di Rolandina Roncaglia, nata maschio (Rolandino, con la O) in provincia di Padova nel 1327, e trasferitasi a 19 anni a Venezia per vivere come femmina: Rolandina, con la A.
Venditrice di uova e prostituta, Rolandina attraversa il confine fra i generi maschile e femminile, compiendo, già nel XIV secolo, un percorso che ancora oggi è oggetto di discriminazione e stigma, in una società in cui il legame tra istituzioni civili e religiose è indissolubile, nonostante i proclami di libertà e laicità.

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