Viola arriva all'alba

con Anna Novello

testo e regia Carola Minincleri
luci e suoni originali Enrico Tavella

 L’improvvisa morte di Filippo, figlio di Albina, marito di Giuseppina, fratello di Speranza e padre di Amelia e Teresa, influenza ogni successivo giorno delle loro vite. E’ un lutto che svela la fragilità di un universo femminile dominato alla radice da un senso d’assenza, di mancanza, d’instabilità e d’inibizione, di fronte a cui ognuno dei personaggi propone la propria risposta. A partire da Albina, mater dolorosa rifugiatasi nel buio della pazzia e incastrata come un disco rotto nel giorno che le ha portato via il figlio, attraverso molte sfumature di femminilità, la famiglia s’incammina in una graduale riemersione dal buio, in un’inesorabile risalita dalla morte alla vita. Per mezzo delle vicende della vedova Giuseppina, il cui sguardo nostalgico è rivolto soltanto al passato, della figlia maggiore, Amelia, accecata dalla rabbia e offesa dall’ingiustizia, attraverso fondamentali momenti di resa, da parte di Speranza, sorella rassegnata all’invisibilità, e di reazione, agita dalla figlia minore, la pittrice Teresa, la cui arte condurrà ad una prima esperienza di rivelazione e infine a una possibile rinascita, ad un nuovo inizio che prenderà le sembianze di un nuovo essere, di un nuovo corpo femminile, pieno di storia, eppure unico, vivo e presente, al suo primo respiro.

Una storia vera, e una possibile metafora dell’evoluzione dello sguardo femminile contemporaneo su stesso, passo dopo passo alla ricerca della risposta alla domanda “chi sono?”.

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